Niente è ciò che sembra

Niente è ciò che sembra

Ormai è da tanto tempo che mi sono fatto persuaso di una grande distorsione nella storia moderna dell’Italia. Niente è ciò che sembra e, soprattutto, tutto va rivisto, ristudiato partendo da un sistema di analisi che osserva gli episodi tragici e delittuosi che si sono susseguiti dagli anni 60 in poi, ma nella loro fase decisiva dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro in poi, come un contesto unitario dove tutti gli accadimenti hanno almeno un minimo comun denominatore.

Per come siamo messi oggi, per dove oggi siamo, l’ipotesi crescente è che si tratta di un esito che risale proprio a quegli episodi, culminati agli inizi degli anni 90 con gli assassini di Falcone e di Borsellino, con gli attentati così detti “della mafia” (effettuati dalla mafia forse, ma con obbiettivi diversi dalla vulgata) e con il crollo di una Repubblica a seguito di Tangentopoli. Per la quale, sia chiaro, ve n’erano le basi, ma che mai si sarebbe verificata prima. Come ai tempi di Politica e Petrolio.

E’ solo una riflessione del mattino, ma la mia mente fotografica vede sempre più collegamenti, non importa se mafia, terrorismo o altro e non importa se solo Italia o anche Europa (Brabante, Olaf Palme, Sankara) ma tutto appare parte di un unico disegno. Per cosa? Per arrivare ad incatenare un’economia quasi dominante e vincente nella sua evoluzione ed applicazione ad un sistema di subordinazione e depauperamento, Una potenza silente che andava distrutta e disciolta nell’acido di un’unione finanziaria equivalente ad una guerra tragicamente persa e mai dichiarata.

Così e per questo fu rapito Aldo Moro. A monito di una classe politica, che ne faceva di cotte e di crude ma portava avanti un disegno piuttosto stabile dal punto di vista economico e sociale, vincente. Non c’è dubbio che lo fosse, dati economici alla mano, soprattutto se paragonati a quelli odierni. Un rapporto debito PIL che nel 1981 era al 60% nonostante una spesa pubblica attualizzata ben più alta rispetto oggi, è un grande campanello di allarme. Così come lo è lo stesso rapporto dieci anni dopo, 112% alla firma di Maastricht, tutto dovuto agli interessi da pagare al sistema finanziario privato da quando Ciampi e Andreatta, senza passare per il Parlamento che nonostante il delitto Moro non avrebbe accettato, abolirono il Glass-Steagal act sganciando la Banca d’Italia dal Tesoro.

Un colpo di stato inizialmente studiato e programmato nelle ville genovesi a fine anni 60, (un noto imprenditore dell’epoca ed il suo segretario furono condannati, solo loro però, per aver finanziato gruppi che fomentavano la tensione sui treni e nelle piazze) che ha mutato strategia. Una progressiva eliminazione di tutti i capisaldi del sistema che funzionava ma dava fastidio e, soprattutto, firmava il predominio di una scuola di pensiero socio liberista su una fascio liberista, come l’attuale.

Che c’entra col Genoa e con Genova, dunque? C’entrerà con l’Italia, semmai. Ma ricordiamo che Genova è sempre stata un laboratorio politico sociale. E, soprattutto, ricordiamo che Capo Santa Chiara sta a Boccadasse. E chi ci stava dentro nelle occasioni conviviali anche. Ahhhhh saperne, anche oggi nonostante il tempo passato, i nomi………

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Jaques de Molay

Esiste solo il bene ed il male.