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Genoani illustri (capitolo 4)

Genoani illustri (capitolo 4)

Gianni Brera non era legato al Genoa per motivi strettamente «territoriali», ma apparteneva a quelle generazioni di uomini, nati nei primi due decenni del Novecento, come ad esempio l’attore Ernesto Calindri, per cui il Genoa esercitava un fascino in qualche modo irresistibile.
Brera era famoso per la prosa vivace e colorita dei suoi articoli e per la sua capacità di attribuire ai calciatori soprannomi entrati a far parte del lessico del calcio italiano. Credo che a lui si debbano le invenzioni di « Bonimba » e « Puliclone », riferite rispettivamente a Boninsegna e a Pulici. Così come “Rombo di Tuono” dedicato a Gigi Riva. Divenne famoso il termine “Abatino” che coniò per forse il più grande calciatore italiano del dopoguerra, Gianni Rivera.
A riguardo, memorabili le polemiche tra i due.
A lui si deve anche la definizione del Grifo come «Vecchio Balordo»; termine quantomai azzeccato perché richiama alla mente l’idea di una persona anziana a cui si vuol bene, nonostante la sua imprevedibilità. Ed il Vecchio Grifone, con le sue complicate vicende, e la sua vita da strampalato, è veramente come un Vecchio Balordo. È come un anziano parente che ti fa tribolare ma a cui non si smette mai di volere bene.
Ma, a proposito di complicate situazioni calcistiche, parlando di Brera ricordo anche un suo resoconto di una vicenda del Genoa: un’intervista filmata, risalente a circa 25 anni fa, in cui ricostruiva un momento drammatico nella vita del Grifo. Situazione che lui aveva vissuto da dentro, nel vero senso della parola, poiché in concomitanza di quegli eventi, si era trovato all’interno della sede del club rossoblù. A dire il vero, di quel resoconto ricordo più le emozioni e le sensazioni evocate da Brera che non i dettagli, come per esempio le squadre coinvolte e gli incontri giocati, a cui fece riferimento. Credo si trattasse di una serie di spareggi per non retrocedere in serie C, nel’68, che vedeva coinvolti il Genoa insieme a Lecco, Perugia, Venezia e Messina. In quelle giornate, a Genova, fu anche allestito un sistema di altoparlanti, a De Ferrari, che informava i tifosi genoani, raccoltisi in piazza, sull’andamento delle partite.
Credo appunto di ricordare che, in occasione dello scontro decisivo per non retrocedere, Brera raccontasse di essersi ritrovato nella sede del Genoa. Il giornalista diceva anche di essersi commosso profondamente per qualcosa verificatosi al momento del fischio finale : a salvezza acquisita, ci fu giusto il tempo di diffondere la lieta notizia, tramite radio, tv e altri mezzi d’informazione, che la sede del Genoa cominciò rapidamente ad essere invasa dai telegrammi dei comandanti di mercantili e transatlantici; messaggi cioè inviati dalle navi della compagnie genovesi, che solcavano i mari di tutto il mondo, in cui ci si complimentava per il buon esito degli spareggi. E, sempre a detta di Gianni Brera, il solo rievocare quella vicenda gli metteva i brividi addosso dall’emozione.
Comunque, del grande giornalista lombardo, c’è una frase che resterà nella Storia: «Quando il Genoa praticava già il football, gli altri si accorgevano di avere i piedi solo quando gli dolevano».
Frase che dovrebbero ricordare e tener bene a mente tutti.
E dico tutti.
Massimo Prati.

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