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Genoani illustri (capitolo 2)

Genoani illustri (capitolo 2)

Giuliano Montaldo, invece, è un eccellente regista, oltre che persona dalla forte carica umana.
Io ho iniziato a conoscere i suoi lavori da ragazzino, nel 1976.
Avevo tredici anni e andavo in terza media. Erano anni in cui si usava portare le scolaresche a vedere dei film dal forte valore civile. E con l’intera scuola andai a vedere un film da lui diretto, « L’Agnese Va a Morire », storia di Resistenza, tratta dal libro di una scrittrice e partigiana emiliana. E, forse, se si fosse mantenuta quella bella abitudine di portare i ragazzi a vedere film sugli orrori di un passato che, tutto sommato, non è poi così lontano, probabilmente oggi in Italia non avremmo avuto i casi di squilibrati che vanno in giro armati a sparare contro i migranti.
Ma, il film di Montaldo che ricordo con maggior emozione è quello su Sacco e Vanzetti, magistralmente interpretato da Riccardo Cucciolla e Gian Maria Volonté.
Un film la cui colonna sonora comprende la ballata di Ennio Morricone e Joan Baez.
Si è genoani a tutto tondo, senza separazione tra vita professionale, dimensione privata, contesto familiare e rete di conoscenze.
Un genoano sente sempre il bisogno di palesare la sua genoanità: è l’orgoglio di un senso d’appartenenza che non ha eguali al mondo.
E, da questo punto di vista, anche un uomo colto e dai modi eleganti, come Giuliano Montaldo, non fa eccezione.
Per questo, quando fu ospite di un celebre conduttore televisivo (famoso anche per i pessimi gusti calcistici e le scelte di tifo), alla fine dell’intervista e in chiusura di trasmissione, il nostro caro regista tirò fuori la sciarpa del Genoa.
Ostentare in diretta gli amati colori al rivale di basso rango, calcisticamente parlando: un gesto di attaccamento, un gesto di fierezza e passione, un gesto da Genoa.
E questa è la seconda cosa di cui sarò eternamente grato a Giuliano Montaldo.
Nel 1993, in occasione del centenario del Grifo, Giuliano Montaldo aveva delineato l’idea di film sulla storia del Genoa, pensando a Vittorio Gassman come protagonista.
Si trattò di un progetto di cui parlarono anche diversi giornali, dalla Gazzetta dello Sport a Repubblica.
L’idea della trama era che un nonno avrebbe raccontato la storia del Genoa al suo nipotino. E Gassman, naturalmente, avrebbe interpretato il ruolo del nonno.
Gassman è stato un grande attore di cinema e di teatro, capace di interpretare ruoli difficili e impegnativi, a volte talmente strani da risultare improbabili. Nel caso del film del Genoa, invece, avrebbe dovuto interpretare un ruolo, tutto sommato, vicino alla realtà. Questo perché, com’è noto, il grande attore era anche un tifoso del Genoa.
A questo proposito, ricordo di avere visto una foto, risalente forse agli anni Cinquanta, in cui il celebre attore riceveva un riconoscimento ufficiale del Genoa dalle mani del grande Carapellese.
Ma l’aneddoto, per me più piacevole, di Gassman genoano è un mio ricordo personale, che risale ai primi anni Ottanta.
Stavo guardando la televisione quando, in un collegamento da Roma, mi apparve Vittorio Gassman.
Il servizio era su una partita all’Olimpico, in occasione di un match dei giallorossi e l’attore era in tribuna.
Al giornalista che gli chiedeva se fosse un romanista, l’attore rispose : «No, ahimè, son Genoano. E pur con magre soddisfazioni».
E in quel «e pur con magre soddisfazioni» c’era l’acume e lo spirito del grande artista, avezzo a giocare con le parole e, al tempo stesso, c’era anche la quintessenza del tifo genoano, perché si è genoani sempre e comunque : a prescindere appunto dalle «pur magre soddisfazioni».
Massimo Prati

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