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FANGO

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Oggi sul Sole 24 Ore un interessante articolo mette in luce la guerra – neppure troppo sotterranea – tra la Fifa ed i SuperAgenti dei calciatori.
Cifre astronomiche, che mettono e metterebbero ancora di più in crisi il già marcio mondo del calcio attraverso rendite di posizione improprie e controlli più o meno diretti -ma certamente indebiti – sulle società di calcio non solo in Italia ma nell’intero globo.
In Italia, paese di pizza, mafia e mandolino perennemente a bordo del Titanic,, questa situazione sarà ancor maggiormente amplificata da situazioni contingenti, da amicizie imbarazzanti e da una legislazione degna del Burundi.
Mi chiedo infatti che se i giocatori sono gli unici “beni” di una società calcistica, che vive anche per merito delle plusvalenze, per quale diavolo di ragione tali beni non devono essere veramente di proprietà?
Ed essere di proprietà significa che sono le società a detenere realmente il cartellino e sono le società che hanno il diritto di vendere l’atleta a chi vogliono senza dover sottostare ad alcun ricatto e a qualsivoglia pressione .
D’altra parte con quello che mediamente guadagnano i calciatori – intendo quello di A anche se in B non si scherza – gli stessi potranno vedersi limitata un poco la propria libertà o no?
Lo so è contrario alle norme di libera circolazione, alla legge Bosman e a quant’altro ma quante volte il povero cittadino è stato fregato da norme disastrosamente imposte -magari da altri – su questioni rilevanti come pensioni, tasse, svendite di beni pubblici ed altro?
Di contro, per quale ragione i calciatori dilettanti firmano, grazie alla sottoscrizione dei genitori, da minorenni e senza parere del giudice tutelare, il c.d. vincolo sportivo fino al termine della stagione in cui compiono 25 anni?
Questi ragazzi hanno meno diritti pur non guadagnando o guadagnando cifre ridicole dopo alcuni anni rispetto ad atleti lautamente pagati ?
Fare il contrario no?
Dilettanti liberi e professionisti in gabbia ovviamente dorata?
Se qualcuno poi mi tira in ballo che le società dilettantistiche per tirare su i calciatori spendono e quindi è loro diritto percepire un premio di preparazione ( l’altra faccia della medaglia del vincolo sportivo) in caso di trasferimento ad altra società obietto in maniera decisa dicendo che pagare una retta annuale di circa 400 euro moltiplicata per 9/10 anni deve ragionevolmente essere considerata più che sufficiente alle società non professionistiche.
Per quale ragione alimentare altre situazioni grigie anche in quel piccolo mondo del calcio che va dalla serie D alla terza categoria?
Più e più volte si è cercata da parte di molti di far eliminare il vincolo sportivo e il premio di preparazione. Nessuno è mai riuscito nell’impresa. Anzi dallo scorso anno le norme sono pure assurdamente peggiorate.

Il mondo del calcio fa schifo,
Il Mondo fa schifo. E noi subiamo, come sempre, le strategie decise da altri.
Fino a quando?

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