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E i danni? Chi li paga?

E i danni? Chi li paga?

Credo che ci si possa fidare di un Istituto come il Giannina Gaslini. Oppure no, sono dei mitomani anche loro.
E si perchè magari c’è pure chi ha il coraggio di contestare quello che fino a ieri considerava visto che era ed è considerato un Istituto di eccellenza e anche mondiale.
Io è da Marzo che batto certi tasti specie quello relativo ai Bambini e sono nessuno.
Ma da nessuno dico che posso capire chi ha seguito certe decisioni del governo perchè obbligato, non poteva fare diversamente (anche se dimostrare la contrarietà e protestare si può è ancora quasi permesso) ma non capisco e li considero comportamenti criminali quelli di coloro che invece lo hanno fatto con convinzione. Quelli che erano e sono convinti di fare la cosa giusta, pur avendo la possibilità di informarsi e meglio.
Le Foche da Balcone insomma.
E allora la domanda finale è: chi paga? Chi pagherà questi danni e pure enormi.
Forse, irreparabili.

A Ottobre, che si fa?

I bambini hanno vissuto un periodo molto difficile durante il lockdown, privati della scuola, degli amici e di ogni tipo di attività (persino di una semplice passeggiata). Ma qual è stato l’impatto psicologico della quarantena? Secondo la nuova indagine dell’IRCCS Gaslini di Genova, una grande percentuale di bambini e ragazzi ha vissuto una regressione in uno o più aspetti della propria vita.

Disturbi del sonno o ansia, irritabilità, mancanza d’aria ma anche regressione in fatto di enuresi notturna, sono questi alcuni problemi riscontrati nell’indagine condotta dall’Irccs Giannina Gaslini di Genova che ha fotografato l’impatto psicologico del lockdown negli under 18.

L’indagine era guidata dal neurologo Lino Nobili, che dirige il Dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’istituto, e si è svolta su un campione di 6800 soggetti che hanno compilato un questionario online, di questi 3251 hanno dichiarato di avere figli a carico (minori di 18 anni).

Il questionario, raccolto 15 giorni dopo l’inizio del lockdown, tra il 24 marzo e il 3 aprile, ha avuto una copertura nazionale con adesioni da parte di tutte le regioni Italiane, ma con una maggiore partecipazione da parte delle regioni del nord e alta Toscana.

Come ha spiegato il professor Lino Nobili:

“Dall’analisi dei dati relativi alle famiglie con figli minori di 18 anni a carico (3251 questionari) emerge che nel 65% di bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6 anni (fino a 18) sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione”

Si è fatta una distinzione tra bambini sotto i 6 anni e bambini e adolescenti di età compresa tra i 6 e i 18 anni.

Nel primo gruppo i disturbi più frequenti sono stati:

  • aumento dell’irritabilità
  • disturbi del sonno
  • disturbi d’ansia (compresa ansia da separazione)

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© gaslini

Mentre nel gruppo dei più grandi, i disturbi più frequenti registrati sono stati:

  • disturbi d’ansia
  • sensazione di mancanza d’aria
  • disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di risveglio per iniziare le lezioni della DAD)
  • significativa alterazione del ritmo del sonno con tendenza al ”ritardo di fase” (adolescenti che vanno a letto molto più tardi e non riescono a svegliarsi al mattino)
  • aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore

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© gaslini

L’indagine ha notato inoltre che il livello di gravità dei nuovi comportamenti dei bambini e ragazzi in seguito alla quarantena era proporzionato al grado di malessere vissuto dai genitori. All’aumentare di sintomi o comportamenti di stress vissuti dai genitori a causa della pandemia (disturbi d’ansia, dell’umore, disturbi del sonno, consumo di farmaci ansiolitici e ipnotici), aumentavano anche le regressioni dei propri figli e i problemi comportamentali e della sfera emotiva.

“In conclusione questi dati preliminari sottolineano come la situazione di confinamento abbia determinato una condizione di stress notevolmente diffusa con ripercussioni significative a livello non solo della salute fisica, ma anche di quella emozionale-psichica dei genitori e dei bambini” conclude il professore Lino Nobili.

Non a caso, anche in seguito a questo studio, proprio al Gaslini è nato il primo “Ambulatorio Post-Emergenza” pediatrico, che intende monitorare sulla situazione psicologica di bambini e ragazzi ma anche fornire aiuto concreto.

“L’Ambulatorio sarà dedicato alla prevenzione, al sostegno ed all’intervento da parte di una èquipe specializzata con l’obiettivo di intercettare, già in fase di triage, condizioni di disagio psicofisico che sono comparse o si sono accentuate (su paziente precedentemente in condizione di fragilità) in concomitanza o a seguito del periodo di emergenza Covid-19” spiega Cristina Venturino direttore del Centro Psicologia del Gaslini.

Potranno accedere al servizio i bambini a partire dai 3 anni e ragazzi fino ai 18 che saranno seguiti da un team composto da pediatri, neuropsichiatri e psicologi, che forniranno una valutazione e poi si orienteranno per trovare i percorsi di terapia e psicoterapia migliori per i singoli casi.

Sembra proprio che, purtroppo, chi come noi già dall’inizio segnalava le possibili conseguenze del trauma che stavano vivendo bambini e ragazzi, non si sbagliava. I più piccoli e i giovani hanno pesantemente accusato il fatto di vedere la propria vita e le proprie relazioni stravolte a causa del coronavirus.

Gli effetti veri e propri, probabilmente, si conosceranno solo nel tempo. Ora non resta che raccogliere i cocci e andare avanti, facendo recuperare ai bambini, a poco a poco, fiducia nel mondo e negli altri, oltre che il tempo perduto per correre, giocare e parlare con i propri amici faccia  a faccia, senza bisogno di smartphone o pc.

Fonte: Gaslini


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